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Legge Boldi e pubblicità dentistica: cosa può comunicare uno studio oggi

Informare sì, attrarre con messaggi suggestivi no: cosa prevede la norma sulla pubblicità sanitaria e tre verifiche da fare prima di pubblicare un annuncio.

6 novembre 2026 · 3 min lettura · di Emilio Bonura

#Spark Dental#Pubblicità sanitaria
Responsabile dello studio dentistico e odontoiatra rivedono una bozza di annuncio sullo smartphone

Un paziente cerca un dentista online. Trova due studi: uno promette un sorriso perfetto a prezzo scontato, l'altro spiega come si svolge la prima visita, presenta i professionisti e descrive con chiarezza le prestazioni disponibili. Quale comunicazione è più utile per scegliere consapevolmente?

La domanda aiuta a capire il senso della disciplina spesso chiamata «legge Boldi». Non esiste una legge autonoma con questo nome: il riferimento è alle norme sulla pubblicità sanitaria introdotte dall'articolo 1, comma 525, della legge 145/2018, nate anche da un emendamento presentato da Rossana Boldi. Quel comma è stato modificato dall'articolo 6 del decreto-legge 69/2023, convertito nella legge 103/2023. Per valutare un messaggio pubblicitario occorre quindi considerare il testo aggiornato, non soltanto la versione del 2018.

Informare non significa rinunciare a comunicare

Uno studio odontoiatrico può far conoscere la propria attività, le qualifiche dei professionisti, le caratteristiche dei servizi e informazioni economiche corrette. Il limite riguarda i messaggi dal carattere attrattivo o suggestivo, comprese offerte, sconti e promozioni quando possano spingere a ricorrere impropriamente a trattamenti sanitari.

Dire «Nel nostro studio è disponibile una valutazione odontoiatrica per individuare, dopo visita, il percorso più appropriato» è molto diverso da «Solo per questa settimana, impianti a prezzo shock: prenota subito». Il secondo messaggio mette pressione sulla decisione clinica e presenta un rischio evidente sul piano della correttezza della comunicazione.

La distinzione conta anche sui social. Un reel può spiegare come funziona la sedazione cosciente, a quali pazienti può essere proposta e perché serve una valutazione individuale. Una pagina del sito può presentare attrezzature e équipe, purché le affermazioni siano documentabili. Il fatto che un messaggio sia pubblicato su Instagram anziché su un cartellone non elimina i doveri di trasparenza.

Tre verifiche prima di pubblicare

Prima di approvare una campagna, vale la pena chiedersi: le informazioni sono vere e verificabili? Il testo aiuta il paziente a comprendere una prestazione oppure sfrutta fretta, paura o aspettative irrealistiche? È chiaro che diagnosi e indicazioni terapeutiche richiedono una valutazione professionale?

Non esiste una formula che renda automaticamente lecito ogni annuncio. Il testo, le immagini, la pagina di destinazione e il contesto vanno valutati insieme, anche alla luce delle regole deontologiche e delle indicazioni dell'Ordine competente.

Per uno studio dentistico una comunicazione efficace non ha bisogno di promettere miracoli. Può costruire fiducia spiegando bene cosa fa, come lavora e quali informazioni offre prima della visita.

Riferimenti: legge 145/2018, art. 1, commi 525 e 536; decreto-legge 69/2023, art. 6, convertito dalla legge 103/2023; decreto-legge 223/2006, art. 2, convertito dalla legge 248/2006.

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FAQ

Domande frequenti

Le risposte rapide alle domande che mi fanno più spesso su questo tema.

Esiste una legge chiamata «legge Boldi»?

Non come legge autonoma: il nome indica le norme sulla pubblicità sanitaria dell'articolo 1, comma 525, della legge 145/2018, modificato nel 2023.

Uno studio dentistico può pubblicare sconti e promozioni?

Il limite riguarda i messaggi attrattivi o suggestivi, comprese offerte e sconti, quando possano spingere a ricorrere impropriamente a trattamenti sanitari.

Le regole valgono anche sui social?

Sì: pubblicare su Instagram anziché su un cartellone non elimina i doveri di trasparenza.

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