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Legge Gelli-Bianco e studi dentistici: la sicurezza del paziente comincia dall'organizzazione

Documentazione clinica, prevenzione degli errori, responsabilità e coperture assicurative: cosa disciplina la legge 24/2017 e perché riguarda anche l'odontoiatria.

6 novembre 2026 · 3 min lettura · di Emilio Bonura

#Spark Dental#Sicurezza delle cure
Odontoiatra e assistente consultano insieme la documentazione clinica accanto alla poltrona

Quando si parla di qualità in uno studio dentistico, si pensa subito alla preparazione del professionista o alle tecnologie utilizzate. Sono aspetti importanti, ma non bastano. Contano anche la gestione della documentazione clinica, la prevenzione degli errori e la capacità di affrontare un imprevisto.

È questo il terreno su cui interviene la legge 8 marzo 2017, n. 24, conosciuta come legge Gelli-Bianco. Non è una norma sulla pubblicità: disciplina la sicurezza delle cure e diversi aspetti della responsabilità sanitaria.

Perché riguarda anche l'odontoiatria

In odontoiatria il percorso di cura può coinvolgere più professionisti, appuntamenti successivi, esami diagnostici e controlli. Ridurre i rischi significa rendere affidabile l'intero processo, non solo il singolo trattamento.

La legge valorizza la prevenzione e la gestione del rischio clinico. Prevede inoltre un quadro per la responsabilità delle strutture e degli esercenti le professioni sanitarie. Le regole applicabili dipendono dalla posizione concreta del soggetto: titolare, libero professionista, collaboratore o struttura sanitaria organizzata non sono situazioni automaticamente identiche.

Un esempio? Se un paziente deve affrontare un trattamento complesso, la sicurezza passa anche da una documentazione appropriata, informazioni comprensibili, procedure coerenti e tracciabilità delle decisioni. Il consenso informato ha una sua disciplina specifica, in particolare nella legge 219/2017, ed è parte di un percorso di cura corretto: non va presentato come un semplice modulo da firmare.

Responsabilità e coperture assicurative

L'articolo 7 della legge Gelli-Bianco distingue, secondo i casi, la responsabilità della struttura da quella del professionista. L'articolo 10 disciplina le coperture assicurative e le misure analoghe previste per le strutture; il decreto ministeriale 232/2023 ha definito requisiti minimi e condizioni applicative delle garanzie. Per capire gli obblighi di uno specifico studio è necessario verificare la sua configurazione giuridica, l'attività svolta e i rapporti con eventuali collaboratori.

Acquistare una polizza, da solo, non risolve tutto. È altrettanto importante sapere chi è assicurato, per quali attività, con quali limiti e condizioni, e come vengono gestiti eventuali eventi avversi.

Una norma che può migliorare anche la fiducia

La legge Gelli-Bianco non autorizza a trasformare la sicurezza in uno slogan. Uno studio può però spiegare ai pazienti, con sobrietà e senza promettere rischi zero, come organizza le cure e tutela la continuità delle informazioni cliniche. La fiducia nasce da procedure reali, poi da parole capaci di descriverle.

Riferimenti: legge 24/2017, in particolare artt. 1, 5, 7 e 10; decreto ministeriale 232/2023; legge 219/2017 per il consenso informato.

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FAQ

Domande frequenti

Le risposte rapide alle domande che mi fanno più spesso su questo tema.

La legge Gelli-Bianco riguarda la pubblicità sanitaria?

No: disciplina la sicurezza delle cure e diversi aspetti della responsabilità sanitaria, non la comunicazione pubblicitaria.

Basta una polizza professionale per essere in regola?

Da sola non risolve tutto: occorre sapere chi è assicurato, per quali attività, con quali limiti e come vengono gestiti gli eventi avversi.

Dove è regolato il consenso informato?

Ha una disciplina specifica, in particolare nella legge 219/2017.

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